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Io sono Ramy

7.1.2019

Io sono Ramy, sono nato in Egitto il 14 agosto del 2000 a Minya, una bella città sulle rive del Nilo.

Il 15 dicembre 2015 sono partito per andare in Libia a lavorare: sono andato in macchina fino ad Assuan e poi con una nave sono arrivato in Sudan, a Khartum.

Ho dormito in un hotel per una settimana e dopo ho preso un aereo che mi ha portato in Libia; a Zauia ho incontrato mio zio che mi ha trovato un lavoro come aiuto muratore.

Ho lavorato per otto mesi in Libia e i soldi che ho guadagnato li ho restituiti a mio padre che mi aveva pagato il viaggio e ho potuto pagare anche il viaggio per l'Italia.

Un pomeriggio sono partito per Sabrata, dove ho aspettato una settimana per potermi imbarcare per la Sicilia.

Finalmente di venerdì alle 5 del mattino, salgo su una barca con altre 170 persone e dopo 5 ore in mezzo al mare, una nave italiana ci ha avvistato e ho aspettato altre 25 ore prima di poter sbarcare.

Arrivato in Sicilia, con un pullman mi portano a Padova ma al Comune mi dicono che devo aspettare due mesi per avere un posto in un centro d'accoglienza: allora decido di partire per Roma.

A Roma ho incontrato degli amici che mi hanno ospitato a casa loro per due giorni. Al terzo giorno sono andato in Questura e i poliziotti mi hanno portato ad un centro in via Salaria, dove sono stato una settimana, per poi essere trasferito in una casa famiglia a Campobasso.

Sono rimasto per un anno nella casa famiglia: i primi sei mesi sono andati bene poi è arrivato un nuovo educatore e con lui molti problemi. Lui era poco rispettoso verso di me e gli altri ragazzi e a volte, diventava violento.

Ho resistito per altri sei mesi ma alla fine ho deciso di scappare e un sabato alle 5 del mattino, con altri ragazzi ospiti della casa famiglia, ci siamo calati con delle funi dalla finestra del I° piano, ma io sono caduto. Al mio ritorno in casa famiglia, l'educatore mi ha colpito sulla schiena, che mi faceva male dopo la caduta.

Nello stesso giorno, scappo nuovamente e riesco a prendere un treno per Roma. Quando arrivo, rimango per strada per tre giorni e poi vado di nuovo in Questura dove finalmente mi portano in ospedale e mi operano alla schiena per la rottura di due vertebre.

Dopo due mesi in ospedale, mi trasferiscono in un'altra casa famiglia vicino Roma dove rimango fino al compimento dei 18 anni.

Ad agosto del 2018, sono costretto a lasciare la casa famiglia e vengo accolto dai frati francescani, prima a Valmontone e poi al Convento di San Francesco a Ripa.

Comincio a lavorare come aiuto cuoco in un ristorante e le operatrici mi aiutano nelle pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno e per l'iscrizione al servizio sanitario nazionale.

Ora ho deciso di partire e di raggiungere mio cugino che lavora in Olanda: ringrazio i frati francescani che mi hanno accolto e che mi hanno fatto sentire di nuovo a Casa.

 

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