Blog

Post recenti

Rinascere dal mare

Mi chiamo Kennet e ho 27 anni: il 20 agosto 2012 sono partito dal mio paese, la Nigeria, per il Niger dove ho trascorso tre mesi prima di attraversare il deserto che porta alla Libia.

Ho dovuto sopravvivere con soli quattro litri d'acqua che nel deserto durano poco.

Finalmente, il 3 dicembre 2013, sono arrivato al villaggio di Gatron, al confine con la Libia.

Ho continuato il viaggio nel retro di un pick up con altre 28 persone, coperti da un telo per non farci vedere dai ribelli e dai soldati che avrebbero potuto scambiarci per delle forze nemiche.

Per grazia di Dio, sono arrivato a Muzuk: una volta a Muzuk, sono stato accolto da un connazionale; il suo nome era Ossas e, già prima della guerra, si era trasferito in Libia.

Ho trascorso un mese chiuso in casa del mio amico Ossas: alla fine ho deciso di andare via verso una nuova città chiamata Saba.

Una volta raggiunta Saba, mi è sembrato di arrivare nel posto peggiore del Paese: notte e giorno sparavano e non riuscivo a dormire. Sono stato due mesi in questa città, con tanta paura. Tutte le notti le trascorrevo sveglio.

Con dei lavoretti saltuari, sono riuscito a mettere da parte qualche soldo per andarmene da quella città e raggiungere Tripoli, distante da Saba 2000 km.

Ho viaggiato di nuovo lungo il deserto per una settimana: arrivato a Tripoli, ho potuto respirare di nuovo anche se in Libia, non si è mai al sicuro. A volte dei ragazzini armati di pistole, mi attaccavano per derubarmi.

Al termine di un lavoro di due settimane in cantiere, invece di essere pagato, sono stato cacciato via con la pistola puntata addosso.

Ho trascorso quattro mesi a Tripoli ma alla fine Dio ha ascoltato la mia preghiera ed è venuto in mio aiuto.

Un giorno ho incontrato un uomo per il quale avevo lavorato tempo prima: mi disse che era disposto ad aiutarmi a scappare dalla Libia. Lo ha fatto perchè era un uomo buono, non per soldi.

Raccontare il viaggio nel Mediterraneo è troppo lungo e molto duro per me, posso solo dire che ho viaggiato su un grande gommone e improvvisamente, il motore si è spento. Siamo rimasti un'ora sotto il sole, con il gommone che andava alla deriva e perdeva la direzione. Quando il motore è ripartito, per colpa del troppo sole, i lati del gommone si erano aperti e, in quel momento, tutti abbiamo capito che stavamo affondando. Ho cominciato a pregare.

Grazie a Dio alla fine ci siamo salvati: non posso credere che siamo arrivati tutti vivi.

Con Dio tutte le cose sono possibili: ogni giorno ringrazio Dio per la sua protezione e per la vita che mi ha lasciato.

Ora vivo con i frati del progetto d'accoglienza Ripa dei Settesoli dove ho potuto studiare e formarmi nel settore della ristorazione e, anche se con la pandemia ho perso il lavoro, non perdo la speranza. Dentro di me, so che non sono mai solo.

Il mio augurio è che Dio possa continuare a proteggere tutti voi, come ha fatto con me.


Archivio
Cerca per tag
Non ci sono ancora tag.