Blog

Post recenti

Il futuro arriverà


Yusupha è in Italia dal 2017. Aveva sedici anni appena, quando è sbarcato a Lampedusa. La sua terra di origine è il Gambia, un piccolo Paese dell’Africa Occidentale. Viveva in un villaggio, con la mamma casalinga e il papà insegnante in una scuola coranica. Lui aiutava nei lavori di casa, studiava il Corano e giocava a pallone in strada con gli amici. Fin quando ha sentito il desiderio di cambiare vita, migliorare la prospettiva del futuro. Allora, seppure giovanissimo, si è messo in viaggio, senza una meta precisa: “Cercavo solo un posto dove stare meglio”.

L’itinerario è stato lungo, e Yusupha ha attraversato mezzo continente. È salito su un pullman che lo ha portato in Senegal, poi su un altro fino in Mali. Ancora un cambio pullman fino in Burkina Faso. Da qui ha attraversato il deserto su un veicolo apposito assieme ad altre persone. Si sono persi e sono rimasti senza acqua. Racconta: “Mi ricordo che faceva tanto caldo e io ero il più piccolo di tutti. Per fortuna qualcuno mi ha aiutato”. Quattro-cinque giorni in queste condizioni, poi l’arrivo in Libia.

“A Tripoli c’era la guerra. Un signore arabo, che aveva perso il figlio, mi ha aiutato in tante cose, per mangiare e per sopravvivere in quella città”.

Gli diceva anche che era meglio andarsene in fretta dalla Libia perché era troppo pericoloso rimanere, non si poteva sapere quello che sarebbe successo con la guerra in corso. Per questo, una notte lo ha accompagnato in riva al mare dove c’era una barca ad aspettarlo. Ma il primo tentativo di fuggire non è andato a buon fine. È stato arrestato e portato in prigione. Il suo amico lo ha fatto uscire. Yusupha ha provato di nuovo a imbarcarsi, c’è riuscito, ammassato con un centinaio di ragazzi su una piccola imbarcazione, senza spazio per sedersi e per respirare.

Ho avuto paura" racconta Yusupha "Nessuno sa come va a finire: o vivi o muori. Ma io non avevo esperienza, non sapevo che poteva essere così pericoloso. Nella vita ogni cosa che fai devi rischiare per farla”.

Arrivati nelle acque italiane, alcune imbarcazioni li hanno messi in salvo. Yusupha non sapeva dov’era, non conosceva la lingua, ma capiva che non era più possibile tornare indietro.

E adesso? È grato ai frati di Ripa dei Settesoli con i quali vive, ha creato delle relazioni sane ed autentiche, anche se sente il peso della mancanza di autonomia.

Da qualche mese ha iniziato un tirocinio retribuito in una ditta di impianti elettrici ma sa che il tirocinio è una fase di passaggio. Vorrebbe parlare meglio l’italiano e prendere la patente. I suoi vent’anni scalpitano.

Gli chiediamo cosa gli manca del Gambia: L’abbraccio dei miei genitori. Ho perso mio padre l’anno scorso. Non lo potrò rivedere mai più”.

Yusupha sta per chiudere il racconto della sua vita dicendo che adora mangiare le lasagne: "Rina, la cuoca di Ripa dei Settesoli, me l'ha fatte assaggiare per la prima volta. Da quel giorno, mi ricordo che sono in una nuova casa, con persone che mi amano e mi incoraggiano a vivere i miei 20 anni da persona libera. Io ci provo e passo dopo passo, il futuro che mi aspetta arriverà"